di Maristella Bergaglio
Per chi segue con attenzione l’andamento dell’Influenza AH1N1 sulla stampa e sui siti dedicati sarà stato certamente colpito dal “Balletto” dei dati sui decessi e sui “bollettini antipanico” nei quali i dati relativi ai contagiati ed ai morti spesso, anzi quasi sempre, non coincidono.
Le ragioni della confusione sono da ricercarsi nei differenti criteri di valutazione e registrazione dei casi dichiarati da parte dei diversi enti che si occupano di raccogliere i dati, nella difficoltà di riconoscimento della malattia, che ha molto in comune con la “solita” influenza stagionale e, altre volte, nella facile confusione generata da una informazione non sempre chiara.
E’ vero, “non è la spagnola” sostengono con forza medici e scienziati, ma i conti alla fine non tornano, ora come allora.
Negli ultimi giorni dell’ottobre del 1918, infatti, i quotidiani “bollettini dell’influenza” della “cronaca milanese” annunciano, a buona ragione, un lieve ma progressivo numero dei casi di influenza denunciati dall’autorità medica e dei decessi per “grippe”.
Anche i dati relativi al mese di Novembre del Bollettino mensile di cronaca amministrativa e di statistica del Comune di Milano (Si tratta di una pubblicazione molto simile all’attuale bollettino mensile di statistica dell’Istat ma relativo al solo comune di Milano) confermano come l’epidemia di spagnola sia entrata in una nuova fase. Nel mese di novembre, 1918 i valori della mortalità, infatti, si dimezzano attestandosi sul 32,1 per mille e il numero dei morti scende ad poco più di 1.800 unità, valore comunque pari a circa il doppio della media registrata, per lo stesso mese, negli anni precedenti l’epidemia.
In particolare si può notare come i dati riportino una contrazione decisa del numero dei morti per influenza che risultano, da novembre in poi, solo il 18% circa del totale dei decessi. Rimane invece elevata la percentuale delle morti registrate per cause collegate a malattie polmonari, che sfiorano in novembre il 27%, e, soprattutto, i decessi per malattie cardiocircolatorie che passano dal 3,6% del mese di ottobre al 13,2% circa. Poiché è evidente come l’influenza sia ancora largamente presente in città, seppure in un quadro di generale diminuzione della morbosità, si potrebbe leggere in questo quadro un tentativo di elusione o di edulcorazione della verità, forse non completamente preordinato, messo in atto sfruttando il fatto che l’obbligo di denuncia della malattia, e soprattutto la pubblicazione giornaliera dei dati, riguarda esclusivamente i morti per “grippe” e non per altre forme morbose che ad essa sappiamo essere collegate.
Questa ipotesi è supportata dal fatto che non vi è corrispondenza tra i dati riportati sui quotidiani milanesi e quelli del Bollettino mensile di cronaca amministrativa e di statistica della Città di Milano nel conteggio dei decessi per influenza. Se, infatti si sommano i morti per influenza durante il mese di ottobre di cui danno conto il Corriere della Sera, il Popolo d’Italia e il Sole 24 ore, che citano il Bollettino dell'Ufficio municipale di Igiene, il totale dei decessi supera di oltre 1.000 unità quello indicato a fine mese nelle pubblicazioni ufficiali del Comune di Milano. Infatti, la percentuale di persone decedute per “grippe” ad ottobre risulta, in base alle fonti a stampa, pari al 66,2 % del totale dei morti denunciati, mentre, secondo i dati comunali, solo al 39%. Nei primi dieci giorni di novembre la somma dei morti per influenza indicati dalla stampa (356) è già superiore al totale riportato dalle statistiche comunali per l’intero mese di ottobre (346).
Come ha detto Camus ne “la Peste”: «Per tutto il tempo che ogni medico non aveva avuto conoscenza di più di due o tre casi, nessuno aveva pensato a muoversi. Ma infine, bastò che qualcuno pensasse a fare la somma. La somma era paurosa. In pochi giorni appena i casi mortali si moltiplicarono, e fu palese a quelli che si preoccupavano dello strano morbo che si trattava di una vera epidemia.»
Maristella Bergaglio
Maristella Bergaglio
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